Le aspettative dei pazienti che si rivolgono al chiropratico per un trattamento sono determinanti per il corretto svolgimento della seduta e il risultato conseguente. I pazienti, ogni qual volta venga proposto un trattamento o un percorso di recupero, possono avere dubbi, incertezze o convinzioni sviluppate da conoscenti, ricerche fatte su internet o articoli letti su riviste.
Preparare correttamente la seduta
Vediamo quindi di chiarire una serie di punti importanti per una corretta preparazione alle sedute. Innanzitutto, il chiropratico raccoglie una storia clinica e svolge una analisi posturale, testa la mobilità e valuta la colonna con un esame palpatorio. In diversi contesti clinici, come quello di Isokinetic, viene affiancato da un fisiatra o da un medico dello sport nella visita iniziale. Il medico valuta la severità dei sintomi iniziali, può ricorrere a farmaci nella fase acuta o richiedere esami clinici per approfondire la diagnosi e decidere il percorso di cura ideale.
Nel caso non vi siano controindicazioni al trattamento chiropratico, al paziente viene spiegato in che cosa consiste la seduta. L’obiettivo del trattamento del chiropratico, che si avvale di diverse tecniche manipolative, è di migliorare la mobilità articolare. La scelta del tipo di tecnica, del segmento articolare su cui viene applicata, dell’intensità e durata della tecnica viene valutata da paziente a paziente. I fattori determinanti sono, per esempio, il dolore, la rigidità, lo stato generale di salute o la cronicità del problema che affligge il paziente. Un dolore più acuto richiederà una tecnica meno intensa o un protocollo di cura più prolungato. Un paziente anziano con uno scheletro più fragile necessiterà di una tecnica più dolce. Un atleta robusto e giovane con una massa muscolare importante invece avrà bisogno di un approccio più vigoroso.
“Dottore, mi farà male?”
Una preoccupazione in prima seduta è rappresentata dalla domanda “Mi farà male?”. Se la tecnica è applicata in modo corretto e il paziente rassicurato è collaborativo, il disagio sarà contenuto. In alcuni casi, soprattutto a seguito di traumi, i tessuti potrebbero essere sensibili e un po’ di dolore sarà gestito nella seduta. Fondamentale da parte del chiropratico è accompagnare il paziente nella seduta spiegando in modo chiaro quello che succederà e assicurarsi che ci sia collaborazione nei movimenti.
Andare oltre il rumore di cavitazione
Purtroppo, molta attenzione sui media è data al rumore di cavitazione che accompagna le manovre. Il crack che sembra essere il punto cruciale del nostro lavoro non è una condizione determinante per il buon esito della seduta. Ne indica che il risultato ricercato è stato ottenuto. In molti casi dopo l’aggiustamento si ha sollievo, in altri ci si aspetta una rigidità leggera nelle 24-48 ore successive al trattamento. Questo è più frequente quando il problema si è protratto nei mesi. La prassi è un miglioramento graduale nel susseguirsi delle sedute, il che vuol dire meno male e migliore mobilità.
In conclusione, il chiropratico non riposiziona le ossa ma lavora per migliorare la mobilità e la sensibilità delle articolazioni al movimento. Si integra molto bene nel percorso riabilitativo ma non si sostituisce al lavoro di recupero della forza e del condizionamento fisico. Per ottimizzare il risultato sono necessari aggiustamenti sullo stile di vita (ad esempio, il sonno) e la ripresa graduale dell’attività fisica.
Per essere sicuri di ottimizzare il risultato la comunicazione e la condivisione degli obiettivi clinici resta cruciale. In ogni percorso di salute la partecipazione attiva del paziente alla cura resta fondamentale.
