Gli infortuni al legamento crociato anteriore (LCA) sono spesso associati agli atleti professionisti, ma esiste un fenomeno meno visibile che riguarda bambini e adolescenti, anche molto giovani. Di questo ha parlato su La Gazzetta dello Sport il Direttore del nostro Education and Research Department, Dott. Francesco Della Villa.
Negli ultimi decenni, infatti, si è registrato un forte aumento delle lesioni al crociato nella popolazione pediatrica, con casi già a partire dai 10-11 anni. Studi internazionali mostrano un incremento annuo costante, pari a circa il 3%, confermato anche in Italia.
Una ricerca su oltre mille giovani calciatori italiani evidenzia un rischio del 3% per stagione, che sale fino al 10% nelle ragazze ogni due anni, un dato particolarmente allarmante.
Questo trend è legato sia all’aumento della pratica sportiva sia a diagnosi più precise, mentre resta aperto il dibattito sulla specializzazione sportiva precoce e sulla carenza di preparazione fisica di base.
La maggior parte di questi infortuni avviene senza contatto, durante movimenti come frenate, cambi di direzione o atterraggi, che generano forze elevate sul ginocchio. Spesso la rottura del crociato è associata a lesioni di menischi e cartilagine, causando instabilità articolare e una riduzione dell’attività sportiva.

Nei giovani, il problema è aggravato dal fatto che il corpo è ancora in crescita, rendendo fondamentale una gestione specialistica e una corretta informazione alle famiglie. La decisione chirurgica oggi è sempre più personalizzata e basata su criteri clinici specifici.
Il recupero richiede un lungo percorso riabilitativo, con particolare attenzione al controllo neuromuscolare e agli schemi di movimento, fino al ritorno graduale allo sport.
Infine, la prevenzione è possibile ed efficace: programmi di esercizi mirati, se svolti con costanza, possono ridurre drasticamente il rischio di infortunio, soprattutto nei giovani atleti, rappresentando una sfida concreta e fondamentale per la medicina sportiva moderna.
