Ci sono parole che ogni allenatore di calcio teme, e “pubalgia” è sicuramente una di queste. Quando un giocatore inizia a lamentare dolore all’inguine, la prima reazione è spesso: “Speriamo che passi con un po’ di riposo.” Ma ecco il problema: il groin pain non è un semplice fastidio, non si cura con il riposo e, soprattutto, non è sempre la stessa cosa.
Sotto l’etichetta “pubalgia” si nascondono molteplici condizioni, alcune legate a sovraccarichi muscolari, altre a problemi articolari o addirittura nervosi. Possono esistere moltissime cause diverse di groin pain! Il rischio, quindi, è di confondere tutto in un’unica categoria e gestire male il recupero.
Il ruolo chiave dell’allenatore: fermati, chiedi e ascolta
L’allenatore è il principale responsabile della salute dei suoi giocatori. Quando un giocatore riferisce dolore all’inguine, il compito dell’allenatore è aiutarlo a fare in modo che venga fatta una diagnosi corretta. Senza una valutazione medica specialistica, il rischio di gestire in modo inappropriato il recupero è altissimo.
Perché?
- Non tutti i dolori all’inguine sono uguali. Possono dipendere da sovraccarichi muscolo – tendinei (adduttori, retti dell’addome, ileopsoas), problemi osteo-articolari all’anca o persino ernie inguinali. Senza diagnosi, si rischia di trattare il distretto sbagliato o di non essere abbastanza specifici.
- Il riposo assoluto non è la soluzione. Il dolore può diminuire, ma se non si lavora sulle cause, al rientro il problema si ripresenterà.
- Forzare il rientro “giocando sul dolore” è un errore. Il recupero deve seguire un percorso specifico secondo tappe funzionali, non i tempi della squadra.
La soluzione? Esercizio terapeutico, giusto e personalizzato
Spesso il problema riguarda un sovraccarico cronico degli adduttori (Groin pain legato agli adduttori): per questo tipo di groin pain esistono protocolli scientificamente validati per ridurre il dolore e prevenire nuovi episodi. Il più famoso è l’Adductor Strengthening Protocol, noto anche come “Protocollo di Copenhagen”, che ha dimostrato di ridurre significativamente il rischio di infortunio negli sportivi.
L’articolo scientifico di Harøy e colleghi del 2019 è liberamente scaricabile qui:

Qui un esempio di esercizio del protocollo di Copenhagen:
Tuttavia, questo tipo di esercizi deve essere inserito nel momento giusto del recupero, sotto la guida di un professionista. Se proposti troppo presto o con carichi eccessivi, possono peggiorare il quadro clinico.
Medico e allenatore di calcio sono alleati per la salute della squadra
Non è compito dell’allenatore decidere quando un giocatore può tornare in campo dopo un infortunio acuto o cronico. Serve un approccio progressivo e strutturato, che inizi con la diagnosi medica, passi attraverso il lavoro attivo con il fisioterapista e controllato dal medico e si concluda solo quando il giocatore è davvero pronto e riceve il “semaforo verde” alla visita medica finale.
Cosa deve fare un allenatore?
✅ Segnalare subito il problema al medico e non minimizzare il dolore.
✅ Affidarsi ai professionisti per la diagnosi e il percorso di recupero.
✅ Garantire un rientro graduale, controllato e sereno, senza forzare i tempi per necessità di squadra.
Groin pain non significa fermarsi per sempre, ma significa fermarsi al momento giusto per ripartire più forti. Un giocatore sano è un giocatore che può dare il massimo: la prevenzione e il recupero intelligente sono le chiavi del successo.
Chi gestisce bene questi problemi riduce il rischio di recidive e tiene i suoi giocatori in campo più a lungo.
