La distorsione di caviglia è l’infortunio più frequente nella scherma. Non il più grave, ma quello che si vede di più. Le rilevazioni della Federazione Internazionale su cinque anni di gare lo confermano: circa una distorsione su quattro fra tutti gli infortuni che costringono a fermarsi dagli allenamenti e dalle competizioni. L’arto inferiore nel suo complesso raccoglie più del 70% del totale.
Chi pratica la spada parte con un vantaggio: il rischio di infortunio è circa la metà rispetto a fioretto e sciabola. Ma la spada ha le sue insidie: i tempi di azione sono lunghi, circa 15 secondi per tocco, con cambi di direzione e affondi ripetuti che caricano la caviglia in modo asimmetrico. Quasi la metà delle distorsioni nella scherma avviene senza contatto con l’avversario: il piede cede durante un gesto tecnico, da solo.
Il problema vero non è la prima distorsione, è la seconda
Dopo un primo episodio, il rischio di recidiva aumenta in modo importante, soprattutto se non si effettua un percorso riabilitativo appropriato e completo. La caviglia perde parte della sua capacità di controllo neuromotorio. In parole semplici, diventa meno capace di “sentire” la propria posizione e di reagire in tempo quando il corpo deve processare diversi stimoli (cognitivi, motori, ambientali). Questo deficit permane anche quando il dolore è passato, dopo le prime settimane dall’infortunio, e l’atleta si sente a posto.
L’errore più comune quando si pensa alla riabilitazione della caviglia (e anche di altri distretti) è ragionare solo sul tempo. “Sono passate tre settimane, non mi fa più male, torno in pedana.” Ma il criterio giusto non è il calendario, è la funzione. Si torna quando la caviglia dimostra di essere pronta, non quando smette di fare male.

Il recupero: a stadi, con criteri di passaggio
Il percorso riabilitativo proposto in Isokinetic dopo distorsione di caviglia è costruito, sulla base delle evidenze scientifiche, su tre fasi (iniziale, intermedia, avanzata), e per passare da una all’altra bisogna soddisfare dei criteri precisi. Non si va avanti perché “è ora”, si va avanti perché la caviglia ha raggiunto determinati obiettivi di mobilità, forza e controllo del movimento. L’infografica allegata illustra l’intero percorso nel dettaglio.
La fase finale (late stage) è quella che fa la differenza e che più spesso viene saltata. Qui non si lavora più solo sulla caviglia infortunata. Si lavora sulla qualità complessiva del movimento, sulla coordinazione neuromotoria e sulla simmetria fra i due arti. L’obiettivo è evitare che l’atleta, senza rendersene conto, sviluppi compensi: sovraccarichi al ginocchio o all’anca dello stesso lato, oppure sull’arto opposto. Compensi che possono ridurre la performance e costituire la base per il prossimo infortunio.
Un percorso riabilitativo completo, appropriato, ottimale, dopo distorsione di caviglia richiede almeno due mesi di lavoro, più di quanto normalmente ci aspetti. La scienza è molto chiara in merito: accorciare i tempi significa aumentare il rischio di recidiva e di problemi a catena anche ad altre articolazioni, bisogna esserne consapevoli e accettare di voler risolvere al meglio il problema per evitarne di successivi.
La buona notizia: la prevenzione funziona
Le ricerche su grandi numeri di atleti sono chiare. I programmi di training neuromotorio (esercizi di equilibrio, stabilizzazione, perturbazioni controllate) riducono il rischio di distorsione di circa un terzo. Per chi ha già avuto una distorsione, l’effetto protettivo è ancora più forte.
✅ Cosa si può fare in pratica: inserire esercizi di controllo neuromotorio nella routine regolare di allenamento. Pochi minuti, con costanza. Chi ha già avuto una distorsione dovrebbe valutare anche l’uso di un tutore durante l’attività. Le evidenze dicono che tutore e training neuromotorio sono entrambi efficaci, e si possono combinare.
✅ Quando rivolgersi al medico: se dopo una distorsione di caviglia il dolore persiste e non migliora in pochi giorni, se si è sviluppato gonfiore oppure livido, se la caviglia continua a cedere durante l’attività. Una valutazione specialistica con ecografia ed eventuale radiografia permette di capire lo stato reale dei legamenti e delle ossa e di impostare un percorso guidato da criteri oggettivi.
La distorsione di caviglia non è una fatalità. È un infortunio gestibile e prevenibile, a patto di non sottovalutare il primo episodio, rispettare il percorso di recupero e non accontentarsi del “non mi fa più male”.
Medico Chirurgo Specialista in Fisiatria
Consulente Medico Accademia Scherma Marchesa
Isokinetic Medical Group – Torino
