Le lesioni muscolari sono l’infortunio più frequente nel calcio professionistico.
Non si tratta di un dato isolato legato a un singolo torneo: il monitoraggio ufficiale FIFA sui tornei internazionali dal 1998 al 2012 documenta una media stabile di 2,6 infortuni a partita, con le lesioni muscolo-tendinee costantemente in testa tra le diagnosi. Al Mondiale 2014 la coscia rappresentava la regione più colpita, con il 25% di tutti gli infortuni. Al Mondiale di Qatar 2022, i dati aggiornati confermano lo stesso schema: 48 infortuni muscolo-tendinei su 82 stop totali, un’incidenza in partita di 20,6 infortuni ogni 1000 ore di gioco. La lesione degli ischiocrurali (hamstring injury) è stata ancora una volta la singola diagnosi più comune.
Il dato più preoccupante riguarda la tendenza all’aumento delle lesioni ai muscoli flessori del ginocchio nel calcio maschile professionistico: queste aumentano del 4% ogni anno dal 2001 e rappresentano oggi quasi un infortunio su quattro.
Anche al Mondiale 2026 il pattern si sta ripresentando.
Prima dell’inizio del torneo, le lesioni muscolari hanno già condizionato diverse nazionali: Estêvão (Brasile) escluso per una lesione al bicipite femorale rimediata contro il Manchester United, Gnabry (Germania) operato per una lesione agli adduttori nei quarti di Champions League, Wesley (Brasile, Roma) costretto a lasciare il campo in lacrime dopo 17 minuti di un’amichevole per uno stiramento all’adduttore, Militão (Brasile) fermato da un problema al bicipite femorale che ha richiesto intervento chirurgico. Lennart Karl, 18 anni, convocato dalla Germania, si è infortunato alla coscia in allenamento a pochi giorni dal debutto.
Lo schema documentato dalla ricerca si conferma, torneo dopo torneo.
Sprint, tiro, cambio di direzione, pressing: in queste fasi gli ischiocrurali lavorano in contrazione eccentrica, si allungano mentre producono forza, e le sollecitazioni raggiungono valori molto elevati in tempi brevissimi.
Dr. Marco Gastaldo
A produrre queste lesioni sono le forze generate durante azioni ad alta intensità.
Sprint, tiro, cambio di direzione, pressing: in queste fasi gli ischiocrurali lavorano in contrazione eccentrica, si allungano mentre producono forza, e le sollecitazioni raggiungono valori molto elevati in tempi brevissimi.

Uno studio di video analisi del gruppo Isokinetic (Della Villa et al., British Journal of Sports Medicine, 2023), condotto su 103 lesioni muscolari gravi in calciatori della Serie A italiana, ha identificato quattro pattern principali che spiegano l’88% delle lesioni:
- corsa ad alta velocità e accelerazione (34%),
- stretching in catena cinetica chiusa (20%),
- stretching in catena cinetica aperta (18%)
- tiro (16%).
L’83% delle lesioni è avvenuto senza contatto.
Lo stesso studio ha prodotto un dato che sfida una convinzione diffusa.
Si è a lungo ritenuto che le lesioni muscolari fossero un problema del secondo tempo, legate alla fatica accumulata durante la partita. L’analisi mostra invece che il 71% delle lesioni gravi avviene nel primo tempo, con più della metà concentrata nei primi 30 minuti di tempo effettivo di gioco.
Per le lesioni del polpaccio la percentuale sale al 94%. Gli autori hanno concluso che la fatica accumulata nel corso della partita non rappresenta un fattore di rischio principale per le lesioni muscolari gravi e che le alte forze meccaniche delle fasi ad alta intensità di gioco appaiono più determinanti.
La fatica conta su un piano diverso: tra le partite, non durante la singola gara. Il più ampio studio mai condotto su questo tema, con oltre 130.000 osservazioni di partite professionistiche su 14 anni (Bengtsson et al., British Journal of Sports Medicine, 2017), documenta che il rischio di lesione muscolare aumenta in modo significativo quando il recupero tra le gare scende sotto i 5 giorni.
Al Mondiale 2014, i medici delle 32 nazionali partecipanti avevano identificato il tempo di recupero ridotto e il calendario compresso tra i principali fattori di rischio per gli infortuni.
L’effetto del Mondiale sulla stagione di club è stato documentato anche nel 2022: nei campionati francese, inglese e tedesco le lesioni totali e le lesioni muscolari sono aumentate nella stagione del Mondiale invernale in Qatar rispetto alle stagioni normali.
Per il Mondiale 2026, ogni fattore di rischio identificato dalla letteratura è amplificato: 48 squadre invece di 32, 104 partite invece di 64, 39 giorni di torneo distribuiti tra Stati Uniti, Canada e Messico, con spostamenti intercontinentali e caldo estivo in molte sedi.
Il rientro in campo dopo una lesione muscolare non si decide in base al calendario. Si decide con criteri funzionali: forza, simmetria tra i due arti, qualità del movimento, capacità di sostenere il carico della partita.
Dr. Marco Gastaldo
Il rientro in campo dopo una lesione muscolare non si decide in base al calendario.
Si decide con criteri funzionali: forza, simmetria tra i due arti, qualità del movimento, capacità di sostenere il carico della partita. Il muscolo che non fa più male non è necessariamente pronto a reggere le forze dello sprint e del tiro.
Lo vedremo con ogni probabilità nelle prossime settimane di questo Mondiale 2026, quando le decisioni di rientro dei giocatori infortunati faranno notizia.
Dr. Marco Gastaldo
Medico Chirurgo, Fisiatra
Isokinetic Medical Group Torino
FIFA Medical Centre of Excellence
