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La chiropratica cambia anche il corpo “dentro”?

Un nuovo studio esplora come i trattamenti vertebrali possano influenzare neuroplasticità, infiammazione e risposta biologica dell’organismo

Franco Cento Isokinetic Torino
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Da quando è nata, nel 1895, la chiropratica ha sostenuto la possibilità di influenzare la funzionalità del sistema nervoso attraverso un approccio manuale alla mobilità articolare della colonna vertebrale.

Nel corso degli anni, queste teorie si sono progressivamente affinate grazie alle nuove scoperte scientifiche. La relazione tra mobilità articolare e plasticità del sistema nervoso, pur essendo spesso riconoscibile nella pratica clinica, è rimasta a lungo meno chiara dal punto di vista scientifico. In parte per una ricerca non sempre ben strutturata, in parte per i limiti della conoscenza generale sul funzionamento del sistema nervoso.

Recentemente, però, le cose stanno cambiando. Grazie al lavoro di figure di riferimento come la Dott.ssa Heidi Haavik e il Dott. Frederick Carrick, che hanno dedicato una parte importante della loro attività alla ricerca, stanno emergendo prove sempre più concrete.

Un interessante articolo pubblicato nel dicembre 2025, a cui ha partecipato anche la Dott.ssa Haavik, inizia a esplorare il legame tra chiropratica e biomarcatori, rappresentando un primo lavoro degno di nota in questa direzione.

Un gruppo di chiropratici ha strutturato uno studio randomizzato in doppio cieco per capire se, durante un percorso di cura della durata di tre mesi, la fisiologia dei pazienti potesse modificarsi anche dal punto di vista biochimico.

Lo studio, svolto in Australia e in Pakistan presso strutture universitarie, ha coinvolto due gruppi di pazienti sottoposti a un percorso chiropratico di 12 settimane. Un gruppo ha ricevuto un trattamento reale, mentre l’altro ha ricevuto un trattamento simulato, senza mobilizzazione delle articolazioni.

Prima dell’inizio del ciclo di cure è stato effettuato un prelievo di sangue per valutare nove biomarcatori legati allo stato di salute dei soggetti. Un secondo esame del sangue è stato eseguito al termine dei tre mesi di trattamento, mentre un ulteriore controllo è stato effettuato a 16 settimane, cioè un mese dopo la fine delle cure.

Il protocollo prevedeva tre trattamenti a settimana, con correzioni eseguite in base alla valutazione clinica dei chiropratici. I biomarcatori analizzati comprendevano indicatori legati alla neuroplasticità, come il BDNF, all’infiammazione, come PCR e interleuchina 6, e allo stress cellulare, come il cortisolo.

I risultati osservati a 12 settimane nel gruppo trattato realmente sono promettenti. Lo studio ha evidenziato modifiche nei biomarcatori collegati alla plasticità del sistema nervoso, all’infiammazione e alla risposta immunitaria.

Le conclusioni più interessanti sono sostanzialmente due.

La prima è che un trattamento di natura meccanica, spesso interpretato negli anni come un intervento esclusivamente articolare e muscolare, sembra avere anche implicazioni neurofisiologiche e biochimiche. Questo sostiene l’idea originaria secondo cui l’aggiustamento chiropratico possa influenzare la salute generale, andando oltre la sola meccanica del movimento.

Naturalmente, i risultati sono ancora preliminari e non conclusivi, anche per i limiti dello studio. Tuttavia rappresentano un primo passo importante verso ulteriori approfondimenti.

La seconda conclusione riguarda il modo in cui il trattamento manipolativo vertebrale potrebbe stimolare in maniera specifica alcune strutture muscolari profonde, generando una risposta biochimica simile a quella prodotta dall’esercizio fisico.

La differenza sta nella possibilità di intervenire in modo mirato sulla meccanica articolare, con un effetto non facilmente riproducibile attraverso il solo esercizio. Quest’ultimo rimane comunque una componente fondamentale nel recupero e nel mantenimento della salute.

Franco Cento

Chiropratico
Isokinetic Torino

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
TAGGED: biomarcatori, chiropratica, Franco Cento, Isokinetic Torino
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