I Mondiali 2026 hanno riportato al centro della scena la rottura del legamento crociato anteriore. C’è chi si è fermato durante il torneo, come Amadou Onana, e chi ha dovuto rinunciare prima ancora di scendere in campo, da Rodrygo a Xavi Simons. La domanda che segue è sempre la stessa: quando si torna a giocare? E in Isokinetic cerchiamo di darle una risposta.
Nel calcio professionistico il rientro arriva mediamente tra i sette e i nove mesi dalla ricostruzione. Ma il calendario risponde solo a metà della domanda. La medicina dello sport distingue infatti il return to sport, il ritorno alle competizioni, dal return to performance, il momento in cui l’atleta esprime di nuovo il proprio livello.
I numeri spiegano perché la differenza conta. Circa il 90% dei professionisti torna a giocare, ma poco più della metà recupera il rendimento precedente: nelle prime due stagioni dopo il rientro molti giocatori collezionano meno minuti e prestazioni inferiori, e solo dalla terza — non per tutti — i valori risalgono.

Il motivo non riguarda soltanto il ginocchio. Il crociato invia costantemente al sistema nervoso informazioni sulla posizione dell’articolazione: quando si rompe, quel dialogo si interrompe e il cervello deve costruire nuove strategie di controllo. Gesti prima automatici richiedono più attenzione e più controllo visivo, e questo si traduce in un’esitazione in un cambio di direzione o in un appoggio in ritardo.
Per questo la riabilitazione è cambiata. Accanto a forza, mobilità e stabilità entrano esercizi di dual task, stimoli visivi e decisioni da prendere in una frazione di secondo: l’obiettivo è restituire spontaneità al gesto, non solo forza al muscolo.
Poi c’è la testa. La kinesiofobia, la paura di rifarsi male, condiziona corsa, salti e contrasti anche a ginocchio guarito, e la disponibilità psicologica al rientro predice il ritorno allo sport meglio di molti test fisici. Fiducia e recupero fisico devono procedere insieme: quando non sono allineati, cresce il rischio di rientrare troppo presto.
Il recupero non finisce quando il ginocchio è forte. Finisce quando l’atleta torna a fidarsi dei propri movimenti.
Dott. Marco Gastaldo
Medico Chirurgo, Fisiatra
Isokinetic Medical Group Torino
FIFA Medical Centre of Excellence
